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Zannadentro


Ex, post, neo brigatisti


10 febbraio 2005

A' ma', ce sta' quello de Potere operaio

Lollo, insieme alle rivelazioni sui complici, questa è la prima volta che ammette la sua colpevolezza sulla morte dei fratelli Mattei. Però resta qualcosa in sospeso. Non crede che sia il momento di chiedere perdono?
«Noi non abbiamo incendiato la casa dei Mattei. Ci sono troppe cose strane avvenute quella notte. Nessuno fece scivolare la benzina sotto la porta. L'innesco non si accese. E poi loro non vennero colti nel sonno, ci stavano aspettando. Da dietro la porta, prima di scappare, sentii una voce: " Eccoli, arrivano...". Una voce che ho in testa da 30 anni. Quel pomeriggio un testimone mi sentì telefonare da un bar a casa Mattei (Angelo Lampis, missino, poi arrestato, ndr ). Il giorno prima la figlia dei Mattei mi beccò durante una perlustrazione nella palazzina e mi riconobbe. " A' ma', ce sta' quello de Potere operaio". Insomma, non fu una sorpresa, secondo me loro sapevano che stavamo arrivando ». via Corriere.it

Sorvolando sulla richiesta di perdono (avrei chiesto a Lollo se se la sentiva di assumersi pubblicamente le sue responsabilità) quello che che m'infastidisce è il suo modo di pararsi il culo tirando in ballo il solito complotto degli uomini in nero.




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7 febbraio 2005

Ma perchè?

Prima delle audizioni, Nadia Desdemona Lioce ha letto in aula un lunghissimo documento, firmato anche da Roberto Morandi, che si conclude con il non riconoscimento della legittimità della corte e la revoca dei propri difensori come scelta politica: "Non riconosceremo neppure avvocati d'ufficio". via Repubblica.it

Ma perchè non ti difendi con le unghie? Perchè non tenti di spiegare quali erano i vostri obiettivi? Perchè ti credi l'avanguardia della rivoluzione senza il consenso dei rivoluzionari? Perchè ti poni sopra le leggi e invochi, da non so quale trono, l'illegittimità della corte? Chi sei tu che la mattina ti svegli e pensi di insegnarmi come stare al mondo, che pensi di sapere dove il mondo è sbagliato, che ti arroghi la responsabilità di essere l'unica ad aver la cura per tutta la merda che siamo capaci di generare? Ma come ti permetti di pretendere che noi ci si metta attenti ad ascoltare, come scolaretti delle elementari, i tuoi involuti fiumi di parole quando sei la prima a non a aver alcuna intenzione di dialogare?

Chi cazzo siete voi e non chi cazzo sono io!

ZannaWasHere




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1 novembre 2004

La clamorosa miopia delle BR

A proposito di un fumetto, pubblicato su "il Resto del Carlino", che, attaccava frontalmente l'Ufficio di Collocamento di Bologna ed in particolare il suo Boss, Scòzzari, dopo essersi reso conto di aver sbagliato obiettivo, scrive:

"Avevamo voluto colpire al cuore l'Ufficio Collocamento ma avevamo sbagliato bersaglio. Avevamo azzoppato un bidello, non il capoccia. Proprio come le BR"




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4 maggio 2004

Aridatece er puzzone!

Il Don Tano delle BR ha paura di essere sequestrato




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10 marzo 2004

Leggi speciali, pentiti e garantismo

Lo puoi odiare, puoi non essere d'accordo, insomma puoi incazzarti al solo leggere il mandarino WuMing 1 epperò ci devi fare i conti perchè una volta fatta la tara ad alcune estremizzazioni ideologiche bisogna riconoscergli, acume, preparazione, conoscenza dei fatti, capacità di sintesi ma soprattutto una vera disponibilità al dialogo.

Lo ammetto, fa male leggere di leggi speciali permanenti ma fa male anche leggere le parole di Bocca sui pentiti. Mi viene in mente Peci e quello che fecero al fratello e penso che non si possa sempre parlare d'infami giacchè in alcuni casi, non tutti, l'urlo dell'anima diventa, secondo me, talmente insopportabile che o ti ammazzi o dici tutto per cercare di ritrovare un po' di tranquillità e se a Battisti io voglio dare la possibilità di vivere una vita normale, nonostante tutto perchè a leggere le sue parole s'intuisce che la pistola in mano l'ha tenuta e con molta probabilità anche utilizzata, la devo dare anche anche a chi si è pentito sinceramente.

Certo a tutti piacciono i duri e puri, quelli che hanno sempre il colpo in canna pronti a spararselo in testa per non cadere nelle mani del nemico epperò se ci piacciono questi, che si comportino così tutta la vita, quand'anche siano arrestati senza aver il tempo di uccidersi, integri dentro al carcere a scontare la pena chè se scappi sei un'infame peggiore.

Intendiamoci tutto ciò vale per chi è veramente colpevole e purtroppo su questo argomenento, nel caso specifico di Battisti, nonostante il tentativo di chiarezza di WuMing nulla si continua a dire sulle sue responsabilità, lui ovviamente non ne parla, i sostenitori italiani e francesi non ne parlano, la magistratura giustamente difende i suoi processi e qui si arriva all'altro pezzo dell'intervento di cui sopra: la percezione distorta da parte dei media e della popolazione italiana di quello che sta succedendo a Battisti.

Ora se nonostante la mobilitazione massiccia in Francia più che in Italia c'è ancora questa distorsione non sarà forse responsabilità della mancanza di chiarezza contenuta negli appelli? I responsabili del supporto a Battisti non vogliono mai ricordare di quali fatti si stia parlando (vedi intervista a Sollers), si appellano sempre alle garanzie fornite dalla Francia, continuano a precisare che la Francia è diversa dall'Italia (much better) e affermano sempre (vedi appello e intervista a Sollers) che Battisti non deve andare in carcere perchè si è rifatto una vita.

Ora si può anche discutere di questo, di sicuro da parte sua è il caso che disconosca affermazioni del tipo:
-"A me è la Polizia che mi ha spinto a fare ciò che ho fatto."
-"Checché ne dicano tutti questi partigiani dell’ordine pubblico -la sicurezza innanzitutto!- mi fa sempre un certo effetto vedere una divisa che se ne va in giro per le strade con un pistolone al fianco: una specie di provocazione, un richiamo alla violenza."
-"l’attuale panorama politico italiano dimostra non solo che la nostra lotta era legittima, ma che era indispensabile"
-"All’epoca non siamo stati noi a sparare per primi"
-"mi sento di affermare: perché dovrei preoccuparmi di qualche uomo di potere che ci ha rimesso le ginocchia o, ben più di rado, la pelle"
Sennò il garantismo da WuMing1 invocato se ne va' bellamente a puttane.

Concludo ricordando che Amnesty International si è occupata anche delle condizioni in cui sono detenuti i "capi" di Action Directe e mi dispiace WuMing1, di questo bisogna tenerne conto quando si erge la Francia paladina di uno stato di diritto, che in carcere ci si va per scontare una pena non per essere torturati.

Poi però dobbiamo chiudere i conti con il passato e qui mi associo con quanto scrive WuMing1, anzi si parta da Cesare Battisti per iniziare a crescere come Nazione.




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9 marzo 2004

Disinformazia

Mi sento obbligato: ancora WuMing, su Battisti e la disinformazione nei media italiani.




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8 marzo 2004

Arrivederci Amore Ciao

Questo post completa il mio intervento sul forum di Massimo Carlotto

Dal sito di "La Pagina", settimanale in lingua italiana edito a Zurigo

4 marzo 2002

Estratto del colloquio con l'italiano rifugiato in Francia Cesare BAttisti, ex militante della lotta armata negli anni '70

AMORE E ODIO: TRA ARMI E SCRITTURA

di Luca Bernasconi

D:Nella precedente intervista affermavi di non aver mai rinnegato il principio alla base della lotta armata, ma semmai l’efficacia del metodo. Una presa di posizione che funge da risposta a chi vi accusa di non esservi mai dissociati dalla lotta armata. Ribadirlo, potrebbe servire a modificare l’opinione di chi vi considera spietati assassini tout court?

R:Non cambio una virgola delle mie precedenti dichiarazioni, e non per una questione di coerenza, bensì perché l’attuale panorama politico italiano dimostra non solo che la nostra lotta era legittima, ma che era indispensabile. Per quanto riguarda i metodi, ogni contesto storico richiede forme e mezzi diversi. All’epoca non siamo stati noi a sparare per primi: che lo ricordino pure, tutte queste lingue affilate che ci vorrebbero sulla forca, che i morti sono stati molto più numerosi tra le fila dei ribelli che tra le colombe dello Stato Mafioso.

D:Come è iniziata la tua adesione alla lotta armata?

R:Nell’Italia di quegli anni era inevitabile ritrovarsi in una situazione del genere perché la violenza era diffusa. So che è difficile capirlo per chi non abbia vissuto quei momenti. La Polizia reprimeva, menava, sparava. A un certo punto ti poni delle domande, dici basta! A me è la Polizia che mi ha spinto a fare ciò che ho fatto.

D:Dicevi di non aver mai sparato a vanvera, aggiungendo: "Secondo me non si dovrebbero portare le armi". È un rinnegare a posteriori la lotta armata?

R:Sarebbe perlomeno ipocrita asserire che la lotta armata non ha oggi più alcun senso. Il mondo è vasto così come lo è la miseria e la selvaggia colonizzazione capitalistica. Milioni di persone muoiono, alcuni decidono di battersi: e chi potrebbe negargli il diritto di farlo? Essere perdenti, questo è il punto! Un’arma si porta solo per utilizzarla, altrimenti la si lascia nel cassetto. Checché ne dicano tutti questi partigiani dell’ordine pubblico -la sicurezza innanzitutto!- mi fa sempre un certo effetto vedere una divisa che se ne va in giro per le strade con un pistolone al fianco: una specie di provocazione, un richiamo alla violenza.

D:In un’intervista a Fioravanti ("Giusva"), figura di spicco dell’eversione di destra, lui stesso si definiva "assassino".

R:Di lui so molto poco. Per certo so solo che le stragi di Stato, perpetrate dai generali e colonnelli dei Servizi, hanno trovato nei NAR un ottimo capro espiatorio. Se lui si è definito un assassino è perché deve essere duro da sopportare il peso d’una battaglia mortifera quando vengono a mancare le ragioni etiche che l’hanno provocata. Per quanto mi riguarda, posso solo dire che gli assassini, semmai, sono coloro che ci hanno costretto a prendere le armi per poi falciarci a loro piacimento. Assassino è colui che porta coscientemente la morte in nome d’un vantaggio personale. Non sono, né sono stato, solito frequentare gente simile.

D:Dunque nessun rimorso o dubbio per aver tolto la vita a delle persone pur considerandole delle divise nemiche?

R:Se proprio si vuole entrare nella pornografia dei sentimenti, allora mi sento di affermare: perché dovrei preoccuparmi di qualche uomo di potere che ci ha rimesso le ginocchia o, ben più di rado, la pelle, quando tutti i giorni, a causa di questo stesso potere infame, sono migliaia i poveri disgraziati nel mondo occidentale e non, che pagano con la vita il prezzo d’una politica economico-militare mortifera? Se dubbi ci sono stati e ancora ci sono, riguardano semmai l’efficacia del metodo, non il principio in sé.




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7 marzo 2004

La vendetta dell'Italia

Su La Repubblica, venerdì 5 Marzo, è comparsa un'intervista a Philippe Sollers che è stato il primo scrittore/amico francese a mobilitarsi in difesa di Cesare Battisti. Credo che sia estremamente interessante leggere le sue parole dalle quali emerge, chiaramente, il perchè una parte dei francesi si sia mobilitata contro la richiesta di estradizione del nostro governo.

I passi fondamentali a mio avviso sono:
-la sua dichiarazione di non conoscenza del periodo degli "anni di piombo" e delle azioni di Battisti, sempre in quel periodo.
-la sua convinzione dell'incapacità dello stato italiano nell'affrontare il suddetto periodo da un punto di vista storico/giuridico (a differenza di quello francese, aggiungo io con malizia)
-la sua motivazione del perchè Battisti non deve estradato: si è rifatto una vita
-la sua convinzione dell'esistenza, in Italia negli anni '70, di un terrorismo di Stato (ecco su questo punto sarei anche d'accordo se non fosse per il fatto che non si possono giustifcare in questo modo, del tipo "c'era lo stato armato e i cittadini si sono giustamente ribellati", tutti gli attentati)
-la convinzione dell'unicità del caso Battisti (lui deve essere libero ma gli altri terroristi no)
-la sua convinzione che se fossimo francesi capiremmo il perchè di questa mobilitazione ma, ahimè, non lo siamo e quindi siamo destinati, per nascita, a non comprendere le loro, giuste a prescindere, idee (a les italiens!!!).

Io rispetto la decisione di Mitterand sul diritto di asilo in Francia per gli ex terroristi che hanno rinunciato alla lotta armata (anche se vorrei capire con quali strumenti si è misurato il grado di rinuncia) ma non ho la minima intenzione di farmi dare lezioni di civiltà da questo scrittore che si dichiara ignorante di quello che è successo in Italia nel periodo del terrorismo, che parla esclusivamente degli esuli francesi, in particolare di Battisti, e non di tutte quelle persone che sono in carcere e stanno scontando pene severissime, che e qui mi si consenta un'elogio delle motivazioni che hanno spinto tanti uomini e donne, rossi e neri, ad imbracciare le armi, non si ferma ad analizzare le ideologie sottostanti alla lotta armata identificando come origine del tutto lo Stato terrorista ed infine che non da credito ne valore al coraggio di tutti quelli che hanno affrontato le conseguenze delle loro azioni.

Io non voglio che Battisti vada in carcere (e aggiungo che il sistema carcerario così com'è è una vergogna) e credo che sia giusto che la nostra classe politica (e questo purtroppo è un tasto dolente vista la sua bassa caratura sia a destra che a sinistra) trovi al più presto il modo giusto di fare i conti con il passato, un passato fatto di stragi, assasinii, famiglie distrutte e vite bruciate precocemente ma se la giustizia non deve essere una vendetta non può neanche essere applicata secondo le convinzioni del signor Sollers, le parole degli amici dei terroristi sono l'altra faccia dello specchio rappresentata da quelle dei parenti delle vittime (tenendo comunque conto che queste ultime nacono da una perdita) e non devono costituire verità.




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3 marzo 2004

Ripensamenti - la fine

E con questo post chiudo le mie "provocazioni" sul caso Cesare Battisti.
Carmillaonline riporta un articolo pubblicato dal quotidiano belga Le Soir del 25 febbraio 2004 dal quale estraggo il seguente paragrafo:

"A differenza dei coetanei che hanno condiviso il suo destino, ha trasfuso il proprio vissuto in parola scritta. Pagine amare, talora ironiche, spesso intrise di cinismo. La storia del tramonto di ideali che, se mai vorranno riproporsi, dovranno trovare altri mezzi e altri protagonisti. E’ questa sincerità, colma di consapevolezza storica e aliena, proprio in ragione di ciò, dalla nozione moralistica del pentimento, che non gli è stata perdonata."

Sinceramente non riesco a condividere quanto scritto poichè è semplicistico ridurre il caso Battisti ad una mera incomprensione della sincerità che traspare dai suoi libri, non stiamo parlando di un romanziere che viene censurato.

Detto questo, continuo a notare che in qualsiasi scritto relativo al caso in questione, non si forniscono mai informazioni relative alla lotta armata condotta dal gruppo di cui Battisti faceva parte è un peccato perchè quelle informazioni, assieme al contesto storico, sono necessarie per farsi un'idea non partigiana del caso.

Nel mio piccolo un elenco di nomi, chi ha voglia può cercare di capire, attraverso i motori di ricerca, chi sono:

maresciallo Santoro, agente Campagna, gioielliere Torregiani, macellaio Sabbadin<




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17 febbraio 2004

Ripensamenti - seconda parte

E' in corso, nella rete, un gran fermento in relazione alla richiesta di estradizione di Cesare Battisti, nonostante credo sia assolutamente necessario un'analisi storica di quegli anni che superi gli stereotipi dei buoni e cattivi, noto che, nel caso in questione, nulla si dice della formazione per la lotta armata a cui apparteneva Battisti. Questo non è corretto suprattutto se si vuole evidenziare il suo "ripensamento", da Misteri d'Italia pubblico quanto segue.


PROLETARI ARMATI PER IL COMUNISMO

Negli ultimi mesi del 1977, sulla scia del forte movimento autonomo di lotta che in quell'anno aveva attraversato il paese, e di fronte alla nuova realtà delle carceri speciali, nel quadro del dibattito sollecitato e promosso dalla rivista Senza Galere, si formano i Proletari Armati per il Comunismo.
Essi esordiscono con alcuni “espropri” di anni e denaro. Seguono azioni:
-ferimento di Diego Fava, medico Inam preposto alle visite fiscali: a “sostegno dell'assenteismo operaio” (Milano 8-5-78);
-sabotaggi di autovetture AlfaRomeo: in appoggio “alle lotte contro i sabati lavorativi” (Milano 30-6-78).
Orientamento portante dei PAC è l'esercizio di contropotere armato contro le strutture e il personale carcerario.
In questa prospettiva s'inquadrano:
-il ferimento di Giorgio Rossanigo, medico del carcere di Novara (6-5-78);
-il ferimento di Arturo Nigro, agente di custodia presso il carcere di Verona (24-10-78).

Il 6 giugno 1978 i PAC attuano un attentato mortale contro Antonio Santoro, maresciallo comandante degli Agenti di Custodia del carcere di Udine. Nel documento di rivendicazione si legge: “Per costringerci allo sfruttamento del lavoro nero e
diffuso, lo stato agita il carcere a minaccia di ogni forma di dissenso, procacciamento di reddito in altro modo, di offensiva di classe. E per riacquistare il controllo sulle carceri, sconvolte dall’insubordinazione dei proletari prigionieri, isola lo strato più combattivo in una condizione speciale (campi, sezioni, transiti) che significa annientamento. Dobbiamo stroncare il progetto. Rafforzando la nostra pratica comunista, concretandola in organizzazione stabile ed espansiva, in armamento, in contropotere”.

Altro orientamento basilare dei PAC è la rappresaglia contro coloro che nei quartieri, in qualsiasi modo, collaborano con le forze dell’ordine o si ergono a giustizieri.
In questo contesto essi portano a compimento, oltre ad alcune azioni minori a Milano e in Veneto, due attentati mortali:
-Lino Sabbadin, (Santa Maria di Sala, VE 16-2.79);
-Luigi Pietro Torregiani (Milano 16-2-79)
Si tratta rispettivamente di un macellaio e di un orefice che nei mesi precedenti “si erano fatti giustizia da sé”, uccidendo due rapinatori.

In seguito a questi due omicidi la polizia di Milano esegue una grande retata nel quartiere della Barona e moti degli arrestati subiscono pressioni, pestaggi e torture. Di ciò vi è traccia nelle denunce penali dei torturati e nelle perizie ordinate dalla procura di Milano. Anche se l'8 maggio1980 l'istruttoria verrà archiviata.

In risposta all'operazione di polizia e alle violenze esercitate sugli arrestati – peraltro scarcerati per assenza d'indizi nelle settimane successive - i PAC, il 19 aprile 1979, a Milano, uccidono Andrea Campagna, agente della Digos.
Di fatto questa e l'ultima loro azione poiché, nei mesi successivi, in seguito all'arresto o all’individuazione della maggior parte dei loro militanti, i Proletari Armati per il Comunismo cessano di esistere. 
Nel corso del 1979, alcuni militanti dei PAC confluiscono in Prima Linea, mentre altri danno vita ad un raggruppamento dedito “agli espropri” genericamente chiamato Rapinatori comunisti.
 
Fonte: AA.VV. – La mappa perduta – Roma, 1994.




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16 febbraio 2004

Ripensamenti

E' il ripensare intensamente quegli anni che dovrebbe forgiare un nuovo uomo, vero? Bene Cesare Battisti ha ripensato e scritto molto, ha rilasciato interviste tra cui questa, del 1999 (qui e qui).

Sono rimasto stupito da questa sua affermazione a seguito della seguente considerazione dell'intervistatore:

I: Allora i complotti e i lati oscuri esistono…

CB: Sì, ma da parte dello Stato. Per le stragi, ad esempio, c'è qualcuno in galera, a parte due deficienti di fascisti (Fioravanti e Mambro, ndr) che secondo me sono anche innocenti?

Avete letto bene, due deficienti di fascisti, forse nel '99 non aveva ripensato tanto bene visto il disprezzo per due persone che avevano fatto la sua stessa scelta, dall'altra parte del cerchio però, e lì sta la differenza.<




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11 febbraio 2004

Genna & Wu Ming Revolution

Il solito Genna ne combina un'altra, delirio di commenti e come al solito, Wu Ming1 che offre il suo petto in soccorso del suo caro amico.


Solo due cose:



  1. Non riconosco più Riccardo Roberto Bui nel senso che c'è una differenza abissale, qualitativamente parlando, tra i suoi scritti (collettivi, ovviamente) ed i suoi interventi sui MacchiaNera (Ex Gnueconomy) in quanto la struttura dei suoi commenti è la seguente: parto da un caso singolo, aggancio il caso singolo ad un problema collettivo e quindi gli do il valore che inizialmente non ha, dico che comunque il contesto in cui è scritto l'intervento non è corretto e quindi è inutile star qui a discutere (tutti quelli che non sono d'accordo con me sono imbecilli).

  2. Sono allibito dalla sua (di Bui) dichiarazione: "queste persone, come Battisti, sono state condannate grazie a procedure emergenziali frutto di ripetuti strappi costituzionali, in processi farseschi per l’accanimento e la negazione del diritto di difesa...". Questo non perchè non sia vero quello che afferma ma perchè non si preoccupa di ricordare come mai in Italia si era in quella situazione. Te li ricordi, Riccardo Roberto, i Nuclei Armati Proletari, Prima Linea, le Brigate Rosse, i Nuclei Armati Rivoluzionari. Forse manca anche qualcos'altro, ah, ecco cosa, i MORTI AMMAZZATI, ma quelli sono morti e che te lo dico a fare.



In conclusione: io non conosco il caso Battisti e quindi mi astengo dal commentarlo non prima di averlo approfondito epperò miei cari garantisti un tanto al chilo, la prossima volta infervoratevi nello stesso modo quando si parla di Bettino Craxi e Delfo Zorzi (un grazie a ThePetunias per il suggerimento)




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24 dicembre 2003

'Cause I don't give a s*** about Christmas

Adriano Sofri, Il Foglio, Mercoledì 24 Dicembre 2003.

Leggo sul Corriere il titolo del documento neobrigatista ritrovato nello scantinato romano: "Impostazione del riadeguamento politico-organizzativo alle nuove condizioni dell'O.", e penso alla sobrietà dei proclami politici di un tempo: "Histoire d'O."




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17 novembre 2003

Lioce's Version

"L'aggressione all'Iraq prima ha dovuto scontrarsi con la strenua resistenza all'invasione delle forze dell'esercito nazionale poi ha dovuto fare i conti con la determinazione delle dirigenze politiche irachene, con la valorosa resistenza e la capacità di preparare la clandestinizzazione della lotta irachena in chiave nazionalista e antimperialista". Ma Lioce lo sa cosa hanno combinato negli ultimi 20 anni le "determinate dirigenze politiche irachene"? Lioce lo sa che lei, in quanto donna, non avrebbe alcun ruolo in una società islamica e quindi non potrebbe neanche mostrarsi in pubblico a volto scoperto?






Il 12 e 13 giugno vota 4 sì!

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